La contemplazione del Cristo, cui aspiriamo dal più profondo, esige di essere sviluppata nel cuore stesso della vita quotidiana attraverso la meditazione della Sacra Scrittura, specialmente in quelle pagine dove il Cristo si presenta a noi vestito di sangue.
Se la meditazione della Scrittura è luce che permette di riconoscere lungo l’attività quotidiana il segno o l’immagine di Dio in ciascuna creatura che incontriamo, quanto più la meditazione dei racconti della Cena, della passione e del trionfo dell’Agnello redentore! Diceva il padre Teilhard de Chardin: “Il Creatore e più precisamente, il Redentore, si sono immersi e dilatati nelle cose al punto che, secondo l’espressione della beata Angela da Foligno, ‘il mondo è pieno di Dio’”.
Nella meditazione dell’Agnello dobbiamo restare nell’atteggiamento contemplativo, lasciarci penetrare poco a poco dal Cristo stesso e irrigare dal suo Sangue. Nelle occupazioni che seguiranno, riconosceremo il riflesso del sangue nelle bellezze della creazione, nelle generosità dei cuori, nelle briciole di verità sparse lungo la storia.
Quando si medita la realtà del Sangue del Signore e del suo amore misericordioso occorre guardare in profondità, per cogliere la presenza del Cristo, che ci unisce a sé come sposa allo Sposo. Diceva San Bernardo: “Se sento che il mio spirito si apre all’intelligenza delle Scritture, o che parole di sapienza escono con abbondanza dal fondo del mio cuore… io non dubito dell’arrivo dello Sposo”.
Anna Maria Vissani, asc